OPERAI, RAZZA IN VIA DI ESTINTORE

L’incidente alla Thyssen-Krupp ha causato morti atroci, feriti gravi, futuri invalidi, orfani, vedove. Inoltre, ha riportato all’attenzione di tutti non solo la scellerata gestione della sicurezza sul lavoro, ma anche l’esistenza della questione operaia.

Nella società del terziario avanzato e della delocalizzazione, gli operai sono usciti dall’immaginario collettivo. Le fabbriche sostituite da grandi magazzini, musei della civiltà industriale, centri direzionali. Si, tutti conosciamo qualcuno che fa l’operaio, ma sembrano quasi una categoria residuale, destinata all’estinzione, sostituita da macchinari e manodopera immigrata multirazziale.

Nel 1968 era diverso, gli operai erano protagonisti, sembravano finalmente passare da classe in sè a classe per sè, nonostante il boom economico degli anni ’60 che spacciava benessere in fòrmica in cambio di manodopera a basso costo. Gli operai erano al centro del mondo, anche politico, e sembravano avere un potere fortissimo, se solo avessero deciso di esercitarlo.

Nel 1968 i figli dei ricchi manifestavano con gli operai, contro i ricchi. All’alba del 2008 i figli dei ricchi sono diventati ricchi e non manifestano più. Anche i figli degli operai sono diventati operai e non manifestano più.

Quarant’anni per niente, in cui è evaporato non solo il potere operaio, non solo la coscienza di classe (ammesso che ci sia mai stata), ma persino l’identità degli operai. Tutto evaporato, come il liquido degli estintori della Thyssen-Krupp.

Operai, razza (bianca) in via di estintore. Chissà cosa ne pensa Michela Brambilla, figlia di industriali dell’acciaio.

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14 Risposte to “OPERAI, RAZZA IN VIA DI ESTINTORE”

  1. “All’alba del 2008 i figli dei ricchi sono diventati ricchi e non manifestano più”

    Ma se si dice ovunque che i figli sono ormai più poveri dei padri….
    E’ una bella pena del contrappasso per un ex-figlio ricco, che ha manifestato accanto ai poveri, ritrovarsi da grande un figlio povero e limitarsi a mantenerlo allo stato di bamboccione 🙂

  2. i figli dei ricchi sono più poveri dei padri ma solo finchè non ereditano

  3. “la scellerata gestione della sicurezza sul lavoro”

    Piano, amico. Le responsabilità del padrone tedesco in questo caso vanno ancòra accertate, e la cosa più grave mi sembra che sia : nel 2007 un padre di tre figli deve fare i turni doppi di lavoro per sfamare la prole. Non è fuoriluogo pensare che l’errore alla base di tutto sia stato umano, ed è comprensibile che dopo dodici ore in acciaieria un operaio sia davvero rammollito, il cervello come una pappa, la vista annebbiata.
    Tre, non tredici, mi capisci ?
    Questa è la condizione dei lavoratori con contratto “pieno”, e i precari – più giovani magari, e senza ancòra figli (ne mai ne avranno, se non guadagneranno di più) stanno pure male.

    “Nel 1968 [ … ] gli operai erano al centro del mondo, anche politico, e sembravano avere un potere fortissimo, se solo avessero deciso di esercitarlo.”

    L’hanno esercitato ma male, manipolàti dai sindacati ch’erano spesso in combutta col padronato (ed ancòra oggi).

    “ma sembrano quasi una categoria residuale, destinata all’estinzione, sostituita da macchinari e manodopera immigrata multirazziale.”

    Ecco : bisognerebbe ricordarlo ai razzisti, ogni tanto, che ci sono parecchi extra- che lavorano onestamente.

  4. @ Rossanaturale # 1 : Alessandroid intendeva quelli MOLTO ricchi, non la piccola e media borghesia (che comunque non se la passava certo male).
    Mi sembra però che mica pochi “figli dei ricchi” c’abbiano avuto la grana fin da giovani, e se la sono sputtanàta evangelicamente … (hanno fatto bene).

  5. “Le responsabilità del padrone tedesco in questo caso vanno ancòra accertate”

    se succede un incidente del genere la gestione è scellerata qualsiasi sia la causa, che escluderei essere stata un maremoto o cose simili

    “L’hanno esercitato ma male, manipolàti dai sindacati ch’erano spesso in combutta col padronato (ed ancòra oggi)”

    Non so come avrebbero potuto gestire meglio il loro potere contrattuale. I sindacati come tutte le burocrazie hanno come fine ultimo la riproduzione di se stesse, a tal fine credo che più che la combutta sia convenuto il compromesso.

  6. Rossanaturale voleva essere ironica, no ?

  7. Forse, ma non capisco dove stia la “pena del contrappasso” per i suddetti ricchi.

  8. Mishmésh Says:

    Torino è teatro di un vero canto del cigno del tardivo, eppure tumultuoso industrialismo italiano: per questo i morti arsi vivi nel fabbricone dismesso a metà, mezzo deserto, con poche linee attive, non manutenute, con schiere di operai ‘esterni’ che si aggirano nella fabbrica a fare quello che gli ‘interni’ non fanno più per mancanza di convenienza economica a far fare ad assunti a tempo indeterminato mansioni manutentive e di revisione, dico, proprio per questo l’insieme assume un carattere così esemplare, il carattere di un apologo sulla dismissione di un paese, il quale non ha però provveduto se stesso di un nuovo modello di sviluppo, e di un solida prospettiva di crescita.
    Muoiono 2,5/3 addetti a varie mansioni, operai e non, soprattutto in nero, al giorno, ma è il triste apologo torinese, la multinazionale tedesca che dismette al risparmio per anni, per veleggiare verso India e Cina, l’aristocrazia operaia del primo industrialismo vero in Italia, quella siderurgica, gli OPERAI A TEMPO INDETERMINATO, I MEGLIO PAGATI, ( pur essendo il loro trattamento quasi la metà, senza straordinari, rispetto i colleghi tedeschi), che incarnano meglio la natura dei nostri problemi di paese senescente.
    L’impotenza, la marginalità dei sindacati, assenti nelle parole degli stessi iscritti operai, delle loro famiglie, le quali manco li menzionano, manco si incazzano con loro, denunciandone l’IRRILEVANZA nel governare ed ancor prima comprendere prontamente questi processi: questo è preoccupante, non nuovo, ma plasticamente rappresentato nell’apologo torinese.

  9. O.T. importante:

    Il 25 dicembre, Dies Natalis per i cristiani, siamo tutte/i calorosamente invitati ad accendere ed esporre per tutto il giorno alla finestra un lume o candela per la liberazione di INDRID BETANCOURT, prigioniera da oltre cinque anni delle Farc nella selva colombiana, viva ma giunta allo stremo delle forze.

    FACCIAMOLO!

    VISITATE IL SITO:

    http://agirpouringrid.com/

  10. Questa mi sembra una buona idea … ma per quale motivo la Betancourt è così importante da essere reclusa anni, mentre la maggior parte dei sequestri si risolve in mesi (nel bene o nel male) se non in settimane ?

    @ Mishmesh : vedo con piacere che hai fatto l’avatar all’albicocca anche nella community wordpress.
    Adesso aspettiamo che Rossanaturale faccia altrettanto con il “famoso” peperoncino …

  11. Segnalo il breve intervento di Ugolini su ‘L’Unità’, ex giornale delle masse operaie, comparso il 13 dicembre, quasi un epitaffio:

    ‘Il pianto operaio
    Bruno Ugolini

    Io sono un giornalista. Non rischio di vedere una porta Usb del computer che perde olio e di essere quindi avvolto dalle fiamme senza nemmeno un estintore a disposizione. Non rischio di morire bruciato vivo. Non sono un operaio. Sono un giornalista. Non farò la fine di Bruno, Roberto, Antonio, Angelo, i torinesi ultime vittime di un stillicidio quotidiano riservato agli operai.

    […]

    Ma non erano loro che, come sostenevano grandi teorici, avrebbero dato l’assalto al cielo? Non dovevano dirigere tutto? Non dovevano cambiare il mondo? Ora al massimo, quando ci lasciano le penne, suscitano la tenerezza del capitalismo compassionevole. Nessuno li mette più al centro di un progetto, di un futuro diverso. Al massimo promettono un’aliquota fiscale più bassa. Non sono più classe, son sparpagliati, decentrati, scontrattati. Qualcuno li considera persi nella folla dei consumatori. Qualcuno preferisce corteggiare i più simpatici No Global.

    Forse anche per questo vediamo i trentenni siderurgici a Torino in ginocchio accanto alle bare dei loro compagni. Forse piangono anche per questo. Per le speranze deluse. Perché non contano più nulla.

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=71385

  12. con le sue frasi avrebbe messo a rischio la salute del caporeparto
    Segnala pericoli in fonderia: sospeso

    Operaio del Bergamasco segnala ai suoi capi situazioni rischiose per i lavoratori e viene accusato di mobbing

    BERGAMO – Sospeso tre giorni dal lavoro, senza stipendio. La colpa: aver segnalato una serie di situazioni di pericolo nel reparto in cui presta servizio da anni nella fonderia Officine Pilenga di Comun Nuovo, in provincia di Bergamo. La denuncia arriva dalla Cgil: «Nel reparto officina, dove operano torni, frese e foratori – spiega Valter Albani, responsabile per la sicurezza dell’azienda – un lavoratore diligente e con elevata professionalità ha cominciato a segnalare ai suoi responsabili situazioni di pericolo oggettivo: mancanza di carter, sistemi di purificazione dei vapori non funzionanti, olio e acqua chimica sul pavimento». Le numerose segnalazioni verbali, andate avanti per anni, non hanno mai avuto effetto. Così il dipendente ha deciso di evidenziare i problemi sugli spazi liberi dei fogli di produzione giornalieri che devono essere compilati ad ogni turno. L’effetto in questo caso c’è stato. L’uomo è stato convocato dal caporeparto: «Gli è stato detto che non era quello il modo di segnalare i rischi. Bisogna farlo verbalmente, o tramite apposite schede, che però io non ho mai visto» spiega Albani. Il lavoratore sarebbe stato perfino accusato di mobbing: continuando a segnalare le situazioni di pericolo sui fogli di produzione avrebbe messo a rischio la salute del caporeparto.

    http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_10/bergamo_pericolo_fonderia_sospeso_1344781a-bfa0-11dc-a9fc-0003ba99c667.shtml

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